Le braci

Le braci

Quarantuno anni e quarantatré giorni. Un tempo lungo da lasciar passare.

E un tempo lungo va affrontato con METODO E PAZIENZA. Il generale lo sa bene. Ogni mattina esce e arriva fino alla cantina del vigneto, o al bosco, o al ruscello delle trote. Ogni mattina, anche se piove. Ogni mattina, il generale si alza, esce per poi ritirarsi e consumare il suo pasto nella stanza in cui ha deciso di confinare l’attesa. Con metodo e in solitudine perché è così che si affrontano le attese. Adesso però una lettera vergata a mano, di cui riconosce la grafia, dice che Konrad è tornato. Il generale la apre, la stende, la legge, la appoggia sulla scrivania, la rilegge, chiude i suoi occhi da vecchio e già le sue gote avvizzite si colorano del rosso della gioventù.

Diciassette sono i passi dalla porta al letto. Il generale lo sa. Come sa che sono diciotto quelli dal muro adiacente al giardino fino alla terrazza. Sono serviti quarantuno anni e una tempra militare per costruire il perimetro entro cui esiliarsi, masticare ricordi e consumare l’attesa.

Henrik e Konrad sono amici come solo due uomini possono sapere. Henrik e Konrad sono profondamente diversi come solo due amici possono essere.

Dopo venticinque anni la loro amicizia si è interrotta e i due si sono condannati a un esilio volontario: in una stanza ai piedi dei Carpazi il generale, Henrik, e nei Tropici, lontano da tutto, il borghese Konrad. Da quel momento la loro vita non è stata che attesa di un chiarimento, di una rivincita, di uno scontro. Desiderio covato nel cuore e sotto le braci che, entrambi, hanno provveduto a mantenere vive perché nel farlo hanno trovato la ragione del loro stesso esistere.

Eppure quando la stanza esplode di tutte le loro domande sospese e tutto il loro rancore e la loro passione, Henrik e Konrad si scopriranno irrimediabilmente smarriti di fronte alla vanità delle stesse e dunque della loro intera vita. Henrik, l’aristocratico ufficiale di un impero che non esiste più, tenacemente sopravvissuto alla guerra al solo scopo di vendicarsi, comprende dopo quarantuno anni, in quella stanza identica a due secoli prima, che FUORI È TUTTO CAMBIATO, tutto; eccetto la furia di dissennate passioni, che ancora arroventa gli animi dei giovani, conducendo il mondo sull’orlo di un nuovo conflitto.

Alla fine di tutto «è con i fatti della propria vita che si risponde agli interrogativi che il mondo ci rivolge con tanta insistenza», scrive Marai.

“Le braci” di Sándor Márai
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