La lettera di Gertrud

La lettera di Gertrud

Forse, scrivere di ricette sarebbe stato meno impegnativo (anche se riuscire a fare una perfetta meringa che non si affloscia o non si brucia non è proprio la cosa più semplice del mondo) ma vuoi mettere la bellezza di avere a che fare con questioni di etica, genetica e appartenenza? Non preoccupatevi, il tutto è romanzato, e decisamente bene! Larsson ci sa proprio fare con la penna! E magari sa preparare anche un’ottima meringa chissà! Gli svedesi sono pieni di risorse!

E così lo scrittore nato a Jönköping (che siamo quasi certi sia il nome di un comodino) affronta la questione dell’auto-identificazione dell’ebreo. Alla scomparsa della madre, il protagonista del libro, Martin Brenner, viene convocato nello studio di un avvocato che gli consegna una lettera di Maria, appunto, sua madre. In realtà però lei si chiamava Gertrud (non preoccupatevi, niente intrecci alla Beautiful) ed era una sopravvissuta di Auschwitz. Ha cambiato identità per proteggere il figlio. Temeva che la storia potesse ripetersi.

Martin che non ha mai conosciuto il padre si sente da una parte ingannato, ma dall’altra coglie quest’occasione (che non è come cogliere una margherita in un prato verde intendiamoci) per andare a fondo alla questione della propria identità.

Il tema affrontato non è leggero siamo d’accordo ma la lettura non è affatto pesante, tutt’altro.
Anche se a tratti potrebbe quasi sembrare un saggio, c’è tutta la storia di Martin e del rapporto con la moglie Cristina e la figlia Sara a renderlo un romanzo più che godibile (sì, anche sotto l’ombrellone, state tranquilli).
E poi il romanzo è diviso in tre parti che detto così non vuol dire nulla ma vi assicuriamo che quando arriverete all’ultima parte scoprirete se avrete amato o no questo libro!

“La lettera di Gertrud” di Björn Larsson
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